La lentezza della giustizia, le carenze strutturali e la necessità di rafforzare gli strumenti di tutela per i minori, rimangono tematiche centrali nel dibattito pubblico, la Consigliera regionale del Piemonte Vittoria Nallo, esponente del partito Italia Viva. Intervistata dalla nostra redazione, ha tracciato un quadro delle principali fragilità che interessano il sistema.
Secondo la consigliera, una delle principali criticità del sistema giudiziario, riguarda l’eccessiva durata dei procedimenti, un fenomeno che si riflette non solo sull’efficienza del sistema, ma anche sul rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.
Insieme a questo elemento si aggiunge la condizione di instabilità lavorativa degli operatori del settore e la carenza di organico.
Le conseguenze di questa situazione non riguardano esclusivamente il piano giudiziario ma impattano anche sul piano economico.
In un contesto, nel quale i tempi della giustizia risultano particolarmente lunghi da risultare incerti. Cittadini e imprese, incontrano maggiori difficoltà nella programmazione dell’attività economica.
Il punto è che si rischia di porre un freno alla crescita e al potenziale attrattivo del sistema produttivo.
Alle problematiche strutturali, si affiancano quelle infrastrutturali.
La consigliera richiama l’attenzione sulla situazione del Tribunale di Ivrea, specialmente sulla necessità di costruire una struttura adeguata in vista del processo, al seguito della tragedia di Brandizzo.
Sottolineando come, grazie al contributo economico di Stato, Regione e Comune è stata prevista la realizzazione di una nuova aula giudiziaria, di circa 400 metri quadrati e con una capienza stimata di cento posti. Un intervento che, pur ridimensionato rispetto alle ipotesi iniziali, può considerarsi un vantaggio operativo in vista di procedimenti particolarmente complessi e articolati, nonché un notevole passo avanti nelle politiche regionali.
Rimanendo in ambito processuale ma spostando l’attenzione sul tema minorile, la Consigliera, pur ammettendo la presenza sul territorio di progetti di recupero, supporto e inclusione rivolti ai giovani, ritiene che sia importante sostenere gli strumenti attualmente disponibili e incentivare le politiche di modernizzazione, al fine di rispondere alle esigenze reali del fenomeno.
In merito alle politiche legislative più recenti, Nallo esprime una posizione critica nei confronti di approcci di natura paternalistica o prevalentemente repressiva. A suo avviso, la direzione intrapresa con la Legge n. 159/2023, nota come “Decreto Caivano”, sembra muoversi soprattutto verso un irrigidimento della risposta penale e un inasprimento delle sanzioni.
Tuttavia, secondo la Consigliera questa impostazione non rappresenta una risposta realmente efficace alla complessità del disagio minorile e della devianza giovanile. L’aumento delle pene, infatti, rischia di intervenire soltanto sugli effetti del fenomeno, senza affrontarne le cause sociali, educative e familiari.
Una politica fondata prevalentemente sulla repressione può inoltre produrre conseguenze ulteriormente problematiche, contribuendo ad aggravare il sovraffollamento degli istituti penitenziari e riducendo spazi per altri percorsi rieducativi. Il rischio, osserva Nallo, è quello di allontanare i giovani da un autentico processo di responsabilizzazione e reinserimento, soprattutto quando essi provengono da contesti segnati da marginalità, fragilità o prossimità ad ambienti criminali.
Per questo motivo, la risposta al fenomeno non dovrebbe limitarsi all’inasprimento punitivo, ma dovrebbe orientarsi verso strumenti capaci di coniugare sicurezza, prevenzione, educazione e recupero. La giustizia minorile, in questa prospettiva, deve mantenere al centro la finalità rieducativa della pena e la possibilità concreta di reinserimento del minore nella società.
Nallo individua un altro punto particolarmente critico nei Decreti Sicurezza: l’eliminazione della sospensione automatica della pena per le donne in gravidanza e per le madri con figli di età inferiore a un anno.
“È una scelta che considero difficilmente sostenibile”, afferma, “perché sposta il peso della risposta penale anche sui bambini, che non hanno alcuna responsabilità e che non dovrebbero trovarsi a vivere i primi mesi o anni della propria vita in un contesto penitenziario”.
La misura, secondo la Consigliera Nallo, ha prodotto effetti immediati anche sul piano organizzativo. Gli ICAM, gli Istituti a custodia attenuata per detenute madri, già presenti in numero molto limitato in Italia, si sono trovati esposti a una situazione di crescente sovraffollamento.
“In questo modo”, prosegue, “non si offre una risposta realmente rieducativa né si tutela il minore. Si finisce, piuttosto, per rafforzare una logica repressiva che rischia di sacrificare proprio i soggetti più vulnerabili”.
In vista di queste considerazioni, emerge la necessità di rafforzare i servizi educativi, anche all’interno delle carceri con l’obiettivo di offrire maggiori opportunità di crescita.
In questo quadro si inserisce anche il ruolo della Magistratura onoraria nell’ambito della giustizia. La consigliera riconosce la complessità e il numero dei compiti che svolgono, specialmente nell’ambito minorile.
Concludendo, affrontare il tema dell’efficienza della giustizia significa quindi intervenire su più livelli: durata dei procedimenti, migliorare le strutture, rafforzare le risorse umane e valorizzare le competenze.
Solo attraverso un approccio completo e unitario sarà possibile rendere il sistema giudiziario più efficiente e ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini, imprese e istituzioni. Una giustizia più rapida, strutturata e accessibile non incide soltanto sulla tutela dei diritti, ma rappresenta anche un elemento decisivo per la competitività del sistema produttivo regionale, che ha bisogno di certezza, tempi prevedibili e istituzioni capaci di accompagnare lo sviluppo del territorio.
