Magistratura onoraria, Mainenti: “Non spostare il problema, ma affrontarlo dentro una riflessione complessiva sul modello di giustizia”
La questione della magistratura onoraria continua a rappresentare uno dei temi centrali nel dibattito sulla giustizia italiana. Non si tratta solamente di discutere il futuro professionale di una categoria, ma di “interrogarsi sul modello giurisdizionale che si intende costruire per il futuro”.
A intervenire sul tema è la professoressa Daniela Mainenti, processualpenalista comparatista e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, che, intervistata dalla nostra redazione, propone una riflessione più ampia sulla stabilizzazione dei giudici onorari, collocando la questione all’interno di una prospettiva di riforma del sistema giudiziario.
“La stabilizzazione della magistratura onoraria non può essere affrontata come una mera lotta corporativa. Il punto centrale è comprendere quale modello di giurisdizione intendiamo costruire nei prossimi decenni”, sottolinea la docente.
Secondo Mainenti, il tema non dovrebbe essere interpretato strettamente come una rivendicazione di categoria, ma come parte di una riflessione complessiva sulla qualità della giustizia. In questa prospettiva, ogni intervento di riforma dovrebbe inserirsi in un quadro costituzionalmente orientato, capace di coniugare la continuità professionale degli operatori giudiziari con l’esigenza di assicurare elevati livelli di preparazione professionale, indipendenza e gradi di responsabilità.
L’obiettivo, osserva la professoressa, deve essere quello di garantire un servizio di giustizia efficiente e qualificato a favore dei cittadini, evitando soluzioni parziali o meramente emergenziali.
Particolare rilievo assume, nella sua analisi, la prospettiva comparatista. Il dibattito sulla condizione lavorativa della magistratura onoraria, infatti, non rappresenta una peculiarità esclusivamente italiana.
L’esperienza di altri ordinamenti europei mostra come l’esercizio protratto di funzioni giurisdizionali in condizioni di strutturale precarietà possa generare criticità comuni: dalla difficoltà di garantire continuità nell’organizzazione degli uffici alla necessità di far fronte all’elevato carico della domanda di giustizia
“L’analisi comparata dimostra che nessun sistema può mantenere un livello adeguato di efficienza se si regge persistentemente su precarietà, carenze organizzative e incertezza dei ruoli”, evidenzia Mainenti.
Al contrario, i Paesi che investono maggiormente nella formazione, nella continuità delle professionalità e nell’organizzazione degli uffici giudiziari registrano, in generale, risultati più solidi in termini di efficienza del sistema e di fiducia dei cittadini nella giustizia. Da qui la necessità di affrontare il tema della magistratura onoraria non come un problema isolato, ma come parte di una più ampia riflessione di carattere generale.
Tornando al contesto italiano, la docente sottolinea come la magistratura onoraria debba poter contare su un assetto ordinato, selettivo e trasparente, fondato su funzioni chiaramente definite e su percorsi di valutazione professionale effettivi.
Un passaggio specifico riguarda la Giustizia minorile. In questo ambito, la docente riconosce pienamente il valore della multidisciplinarietà e dell’apporto di competenze diverse da quelle strettamente giuridiche. La collaborazione tra saperi differenti può rappresentare un arricchimento importante, soprattutto nella comprensione della condizione del minore e nella costruzione di decisioni più attente alla complessità dei casi concreti.
Tuttavia, precisa la docente, tale integrazione non deve attenuare il rigore tecnico che caratterizza la funzione giurisdizionale. “La multidisciplinarietà è un valore quando arricchisce la decisione giudiziaria, non quando finisce per indebolire o sostituire la specificità e la responsabilità del sapere tecnico giuridico”, osserva.
Per questo motivo, secondo Mainenti, risulta fondamentale prevedere percorsi di selezione, formazione e valutazione professionale chiari ed efficaci, in grado di garantire la qualità delle decisioni e la costruzione di un sistema equilibrato.
Sul piano delle attuali politiche legislative, la professoressa invita inoltre a evitare approcci ispirati a logiche paternalistiche o esclusivamente repressive. L’obiettivo dovrebbe essere quello di individuare strumenti capaci di produrre soluzioni giuridicamente controllabili, sostenibili sul piano organizzativo.
La riflessione si conclude con un auspicio rivolto al futuro. Il riconoscimento giuslavoristico della magistratura onoraria non dovrebbe essere considerato una misura singola, bensì un tassello di una riforma giudiziaria su più fronti. In gioco non vi è soltanto la continuità delle carriere degli operatori, ma anche l’indipendenza, la professionalità, la sostenibilità organizzativa e la qualità complessiva del sistema giurisdizionale.
“Serve una riforma omogenea, capace di garantire un ruolo stabile e, al tempo stesso, elevati standard di competenze professionali nello svolgimento delle funzioni giudiziarie affidate”, conclude Mainenti.
La vera sfida, dunque, non è soltanto superare la precarietà, bensì costruire un modello di giustizia più sostenibile, professionale, capace di garantire efficienza senza sacrificare le garanzie e di rafforzare, attraverso la qualità delle decisioni, il rapporto di fiducia con i cittadini.
