Con l’approvazione del PANSM il 29 dicembre 2025, l’Italia porta a compimento un percorso avviato oltre un decennio fa: lo Psicologo di Assistenza Primaria, già sperimentato in alcune regioni, viene finalmente riconosciuto e sistematizzato a livello nazionale, con collocazione nelle Case della Comunità.
Una scelta che il CNOP definisce «un passaggio di civiltà». Ma le risorse ci sono?
UN PIANO ATTESO DA VENT’ANNI
Con l’approvazione del Piano d’Azione Nazionale per la Salute Mentale (PANSM), la Conferenza Unificata Stato-Regioni-Province Autonome ha aggiornando il quadro strategico nazionale dopo oltre un decennio di vuoto normativo. Si tratta del primo documento programmatico organico sulla salute mentale adottato in Italia dopo il Progetto Obiettivo Tutela della Salute Mentale 1998-2000, e arriva in un contesto in cui le fragilità del sistema – già evidenti prima del 2020 – sono state amplificate in seguito alla pandemia da COVID-19.
Il Piano si inserisce nella lunga tradizione riformista avviata dalla Legge 180/1978, la cosiddetta «Legge Basaglia», riconoscendo che a oltre quarant’anni da quella svolta epocale il sistema presenta ancora profonde disomogeneità regionali, carenze strutturali e aree di sofferenza che richiedono un intervento urgente.
Tra le novità più attese – e più dibattute – c’è l’introduzione della figura dello Psicologo di Assistenza Primaria, il cosiddetto “psicologo di base”, collocato nelle Case della Comunità in raccordo diretto con i medici di medicina generale.
LO PSICOLOGO DI BASE: COSA PREVEDE IL PANSM
Il PANSM 2025-2030 affida allo Psicologo di Assistenza Primaria un ruolo di snodo tra la medicina territoriale e i servizi specialistici, con l’obiettivo di intercettare il disagio psicologico prima che si cronicizzi o richieda interventi d’urgenza.
Le attività previste sono quattro:
- azioni di prevenzione, diagnosi e trattamento precoce dei disturbi psicologici in fase iniziale o di lieve-media entità;
- interventi di consulenza e supporto psicologico per situazioni di sofferenza che non richiedono un trattamento specialistico prolungato;
- sostegno nelle diagnosi internistiche infauste;
- assistenza psicologica domiciliare.
La collocazione nelle Case della Comunità non è casuale: si tratta di un presidio di prossimità, accessibile senza lista d’attesa, che si integra con il medico di famiglia nel punto di primo contatto con la popolazione. In questo senso, la figura ha un valore non solo clinico ma culturale: normalizza il ricorso allo psicologo, riducendo lo stigma che ancora oggi scoraggia molte persone dal cercare aiuto.
Maria Antonietta Gulino, presidente del CNOP, ha accolto la novità con favore: a suo giudizio il Piano riconosce il valore della psicologia nella prevenzione, avvicinando i cittadini ai servizi e rafforzando l’integrazione tra professionisti. Una posizione maturata dall’interno, visto che la Presidente ha partecipato attivamente alla fase di elaborazione del documento, incontrando il Ministro della Salute Orazio Schillaci prima dell’approvazione definitiva. In quella sede ha sottolineato come rendere stabile la presenza dello psicologo nei distretti e nelle Case della Comunità significhi garantire un accesso equo e continuativo, offrendo ascolto e orientamento già ai primi segnali di disagio, prima che si cronicizzi o diventi emergenza.
IL NODO DELLE RISORSE: TRA RICONOSCIMENTO E ATTUAZIONE
Il riconoscimento istituzionale della figura è un traguardo significativo. Ma resta aperta la questione delle risorse. La legge di bilancio 2026 prevede 80 milioni di euro per il 2026, 85 milioni per il 2027 e 90 milioni per il 2028, destinati alle azioni di prevenzione, diagnosi, cura e assistenza indicate nel Piano. A questi si aggiungono 30 milioni di euro annui per l’assunzione di personale sanitario e sociosanitario a tempo indeterminato.
Tuttavia, i dati del Sistema Informativo Salute Mentale (SISM) pubblicati nel 2023 testimoniano un netto calo delle dotazioni di personale nei servizi pubblici. Il numero di psicologi nei Dipartimenti di Salute Mentale rimane largamente insufficiente rispetto alla domanda, e l’accesso alla psicoterapia nel SSN è spesso limitato da liste d’attesa di mesi o anni.
La presidente Gulino ha evidenziato questa contraddizione con precisione: gli oltre 840.000 cittadini assistiti e l’aumento delle prestazioni dimostrano che il disagio psicologico è oggi una dimensione diffusa e strutturale, ma che il sistema continua a intercettarlo solo quando si manifesta in forma acuta, con una pressione crescente sugli ospedali di pronto soccorso. È su questo scarto tra bisogno e capacità di risposta, ha osservato, che si misura la tenuta del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
Sul fronte dell’attuazione, Gulino ha riconosciuto nell’inserimento dello Psicologo nell’Assistenza Primaria un passo decisivo verso la piena attuazione del diritto alla salute nella sua dimensione psicologica, così come garantito dalla Costituzione. Ha però avvertito che il Piano dovrà essere accompagnato da risorse adeguate e continuative, indispensabili per un’attuazione concreta ed efficace su tutto il territorio nazionale.
In conclusione, l’introduzione dello psicologo di base nel PANSM 2025-2030 rappresenta uno dei passaggi più innovativi della politica sanitaria italiana degli ultimi decenni. La collocazione nell’assistenza primaria, il raccordo con la medicina generale e la logica di prossimità rispondono a un bisogno reale: intercettare il disagio prima che si trasformi in crisi, in ricovero, in emergenza.
La sfida, adesso, è trasformare le intenzioni in fatti: garantire finanziamenti stabili, assumere il personale necessario e costruire un modello uniforme su tutto il territorio nazionale. Perché senza equità geografica, anche la norma più avanzata rischia di diventare un privilegio per chi abita nelle regioni più attrezzate. Le persone con disturbi mentali in Italia aspettano da troppo tempo. Il PANSM dice cosa fare. Ora occorre farlo.
A cura di Greta Moschini
