L’allarme di circa 400 magistrati onorari di nuova nomina, reclutati con il concorso 2018, vedranno cessare il proprio incarico tra maggio e giugno 2026 in applicazione dell’art. 18 del d.lgs. 116/2017 (riforma Orlando). Il meccanismo normativo, che impone di computare nel limite massimo di durata (8 anni) anche la vita professionale pregressa– pur valorizzata come tolo preferenziale per l’accesso – determina una riduzione anticipata del mandato. Ne deriva l’uscita dal servizio di personale già formato ed esperto, sul quale lo Stato ha investito tempo e risorse, proprio in una fase di grave carenza di organico. La conseguenza concreta rischia di essere un rallentamento, se non una paralisi, soprattutto negli uffici del Giudice di Pace, già sottodimensionati e destinati, da Ottobre 2026, a un significativo ampliamento delle competenze. Il sistema, anziché alleggerire i Tribunali, potrebbe entrare in sofferenza strutturale. La situazione appare ancor più critica alla luce della pendenza di un giudizio promosso dalla Commissione Europea dinanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea sulla disciplina italiana della magistratura onoraria. Nonostante ciò, il sistema continua ad applicare meccanismi che rischiano di determinare effetti irreversibili, senza attendere un chiarimento definitivo sul piano europeo. Si tratta di una criticità non più rinviabile. È necessario un intervento normativo urgente che consenta di mantenere in servizio i magistrati onorari già operativi, evitando la dispersione di risorse e competenze su cui lo Stato ha investito. In assenza di soluzioni tempestive, il rischio è quello di compromettere la continuità e l’efficienza del servizio giustizia, con ricadute dire e su cittadini e imprese
A cura della dott.ssa avv. Patrizia Schifi, Giudice di Pace di Roma, membro del direttivo UNAGIPA.
